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L’idea di cose(in)utili


L'idea

cose(in)utili nasce da una domanda semplice: come possiamo dare più valore a ciò che già abbiamo, senza cadere nella logica del consumo infinito e della necessità di avere nuovo denaro e altre nuove cose?

La risposta è in una moneta diversa: i co(in), la nostra convenzione di scambio. Non euro, non punti fedeltà, ma un sistema che tiene insieme oggetti, tempo e abilità.

Con i co(in) ogni persona è già ricca perché possiede qualcosa che può mettere a disposizione di tutti:

  • abbondanza, cioè ciò di cui non ha più bisogno ma che può essere utile a qualcun altro;

  • competenza, cioè il tempo e le abilità che può offrire.

In cambio, può ricevere ciò che le serve in quel momento: un oggetto, un aiuto, un servizio.


Uno scambio asincrono

A differenza del baratto tradizionale – che richiede un incontro diretto tra domanda e offerta – qui lo scambio è asincrono.

Metto a disposizione oggi qualcosa che non mi serve più, guadagno co(in), e domani potrò usarli per ottenere qualcos’altro, da qualcuno che può essere una persona diversa da quella che ha valorizzato la mia abbondanza.

È un meccanismo semplice, creativo e soprattutto relazionale: si smette di accumulare per far circolare valore.


Un gesto ecologico e sociale

Ogni scambio è un gesto di rispetto verso l’ambiente: un oggetto che riprende vita è un rifiuto in meno, una risorsa che resta in circolo.

Ma è anche un gesto sociale: crea legami, mette in contatto persone che altrimenti non si sarebbero incontrate, permette a ciascuno di riconoscere il valore del tempo e delle competenze altrui.

cose(in)utili non è solo un sito di annunci, ma un laboratorio di economia alternativa, in cui le relazioni vengono prima del denaro e in cui l’abbondanza condivisa diventa ricchezza comune.

Il baratto? Perché no!

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